“CRISOMMOLA!” Scommettiamo che non sai perché si dice così?
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Rieccoti!

Mi fa piacere rivederti e adesso ti sorprenderò ancora e prima di andare avanti a scrivere per spiegarti da dove deriva questo termine (crisommola) voglio fare un ulteriore scommessa con te!

Ci stai?

Scommetto di indovinare al 75% (questo significa quasi sicuramente /con molta probabilità) qualcosa su di te e sul tuo profilo, scommetto che ne indovino almeno 2 su 3 ok? 

E facciamo così, per rendere questa scommessa ancora più vantaggiosa per entrambe ho deciso di stabilire dei premi, che sono:

Se vinco dovrai condividere questo articolo almeno su un tuo canale social.

Se perdo ti prometto che ti regalo 5€ di sconto sul tuo primo acquisto su Reciper Shop.

Non barare però, sii sincero perché una condivisione a te non costa nulla, tu invece vinci un coupon da 5€

Iniziamo!

  1. Sei quasi sicuramente campano e ci sono  molte probabilità che tu viva nelle zone che circoscrivano il Vesuvio oppure nell’immediata provincia di Napoli.
  2. Avrai pronunciato nella tua vita questo termine almeno un centinaio, se non un migliaio di volte. 
  3. Hai sempre associato questo termine a qualcosa di grosso, di tozzo o magari a dei petardi dallo scoppio potente. 

Ok! Vediamo il risultato, chi ha vinto?

Scrivimelo commentando questo articolo e sii sincero!

Adesso passiamo al tema centrale di questo articolo che è:

“CRISOMMOLA!” Scommettiamo che non sai perché si dice così?

 

Le Chrisomele (dal greco chrisomelos ovvero mele d’oro e in napoletano crisommole) hanno origini antichissime.

Originario dall’estremo oriente, l’albero di albicocco fu portato in Italia dai romani  proveniente dalla regione dell’Armenia e della Grecia.

 

La presenza dell’albicocca nell’area di quello che poi è diventato il Parco Nazionale del Vesuvio è documentata già nel I° secolo d. C. negli scritti di Plinio il Vecchio, anche se le prime testimonianze certe di una coltivazione intensiva nell’area risalgono alla seconda metà del XVI secolo quando Gian Battista Della Porta, scienziato napoletano, nell’opera “Suae Villae Pomarium”.

Detto questo, forse non sai (questa volta concedimi il beneficio del dubbio) la nostra nazione è tra le maggiori coltivatrici di questo frutto e proprio nell’area Vesuviana sono presenti le maggiori estensioni di terreno dedite a questo tipo di prodotto che, complice della composizione argillosa del terreno, le consentono di sviluppare proprietà nutritive ed organolettiche superiori a qualsiasi altra varietà di questo frutto.

 

I coltivatori Vesuviani sono riconosciuti tra i più attenti ed esperti produttori di questo frutto meraviglioso tanto da riuscire con dedizione e sacrificio ad ottenere il riconoscimento della Crisommola del Vesuvio dal Presidio Slow Food rientrando così in una delle categorie di prodotti di eccellenze campane.

Ma c’è dell’altro.

I nostri coltivatori sono riusciti ad ad ottenere questo prezioso riconoscimento anche per un’altra varietà di albicocca, molto più conosciuta ed utilizzata quale è l’ Albicocca Pellecchiella del Vesuvio.

Estremamente dolci, di qualità organolettica superiore alle moderne varietà, ma più delicate e deperibili e quindi non adatte ai mercati ortofrutticoli moderni che sempre più spesso tendono ad approvvigionarsi da fornitori esteri fornendo prodotti appartenenti a coltivazioni intensive.

La Crisommola e la Pellecchiella sono solo due delle tante varietà di albicocche presenti in quest’area a testimonianza di un’intensa attività di selezione delle varietà svolta nei secoli dai contadini vesuviani per ottenere il meglio da una delle risorse più redditizie di questa terra.

In modo particolare l’Albicocca Pellecchiella del Vesuvio è tra quelle che negli ultimi tempi molti artigiani pasticcieri, cuochi e chef di tutta Italia, specie i più attenti alla selezione della qualità dei loro prodotti, stanno utilizzando nelle proprie ricette perché è in assoluto tra le varietà migliori di questo frutto per proprietà nutritive ed organolettiche ma anche in termini di salubrità.

(Prodotta sui monti del Vesuvio in aree biologicamente protette dal Presidio Slow Food)

 

Una delle caratteristiche più straordinarie di questo prodotto ma in modo particolare della sua coltivazione e che una quindicina di coltivazioni di albicocco sono ancora presenti in campo, in un’area del Vesuvio che va dai 50 ai 150 metri di altitudine s.l.m., in aziende di piccole dimensioni preservandone la bontà  e soprattutto non praticando nessuna attività  con sostanze chimiche ma si concima solo con prodotti organici.

Cosa rara al giorno d’oggi a cui credono ancora questi “eroi coltivatori”.

 

 

PS: Prima di lasciare questa pagina volevo dirti un’ ultima cosa. 

Ricordi la scommessa che abbiamo fatto all’inizio?

Bene!

Facciamo finta che l’ho persa io,  voglio regalarti ugualmente 5€ di sconto sul tuo primo ordine su Reciper Shop basta che tu inserisca la tua mail nel form qui sotto e spero che così mi sia guadagnato un commento ed una condivisione di questo articolo ammesso che ti sia stato utile.

A presto!


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Published by

Matteo Leri

Copywriter, Italo Argentino, sono sempre stato appassionato di food e questa mia passione mi ha portato ad imparare a scriverne. Per Reciper infatti scrivo e soprattutto sono tester ufficiale di tutte le ricette degli chef :P. Influenzato da due grandi culture presenti nella mia famiglia (Italiana e Argentina) hanno creato una buona forchetta al quadrato, me!

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